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BARABBA

Quando l’ho saputo mi è scappata una grassa risata che poi si è tramutata in un brutto attacco di tosse per via delle condizioni malsane in cui vivo da giorni. Sono sceso agli inferi perché qualcuno sostiene di avermi visto, durante una sommossa di un gruppo di zeloti, commettere un omicidio. E comunque, nonostante le bestiali condizioni in cui mi trovo, mi è sembrato bizzarro il fatto che oggi il governatore romano abbia in catene due malfattori entrambi di nome Yeshua.

Ahahahah. Ecco che torna la risata e poi la tosse. E ora, per la magnanimità di Ponzio Pilato, rischio anche di farla franca e tornare nuovamente libero. Spero solo che i miei dannatissimi amici vengano a sapere in tempo di questa cosa e organizzino un bel gruppo che possa influenzare la decisione del palazzo. Non so chi sia l’altro Yeshua, non so di cosa venga accusato e non me ne frega neanche saperlo. Ora quello che voglio è soltanto la possibilità di essere vomitato fuori da queste viscere della terra in cui mi hanno imprigionato.

Quando due guardie mi prelevano da questa topaia non oppongo resistenza; tanto fra poco sarò fuori di qui perché sicuramente la folla mi aiuterà. Loro mi conoscono, sanno che lotto per liberare il nostro popolo dalla tirannide romana. L’altro Yeshua, invece, sarà sicuramente un poveraccio che si è fatto beccare come uno stupido e magari non ha  commesso nulla di particolarmente grave.
Ahahahah, mi torna nuovamente questa risata in gola. E la tosse.
Le due guardie mi strattonano e mi colpiscono violentemente; non capiscono questa mia reazione. Perché sto ridendo? Prudentemente vogliono tenermi tranquillo e muto; del resto, anche se ammansito dalla grossa probabilità di essere a breve liberato, sono pur sempre un ribelle. Poi di colpo mi ritrovo disteso a terra a seguito di una violenta spinta. Con le mani legate dietro la schiena ho corso il rischio di rompermi il naso o fratturarmi i pochi denti che mi sono rimasti. Mi accorgo che sono quasi completamente riverso su di un altro corpo. E’ di un uomo magro, pieno di ferite. Sembra quasi che qualcuno si sia divertito a strappargli la pelle. Sono abituato al sangue e alla violenza ma quando i miei occhi incrociano i suoi, mi nasce un senso di compassione.
Lo pensavo e ora ne ho quasi la conferma: questo tizio che porta il mio stesso nome non ha l’aspetto di un malfattore. Eppure se si trova in questo posto, così conciato, qualcosa di grave deve averla pur fatta. Devo pensare alla mia libertà e spero proprio di essere fuori di qui il prima possibile. Mi dispiace per questo Yeshua.

Alcuni soldati lo deridono, lo percuotono. Hanno un atteggiamento che non si permettono verso di me. Lo chiamano Yeshua il figlio di dio. Poi a qualcuno viene in mente che ci sono anche io. Mi chiedono il nome. Rispondo “Yeshua”. Ridono, quasi come avevo fatto io poco prima. E allora li sento dire “Yeshua”, “Yeshua”. E poi rivolgendosi a me li sento chiamarmi “Bar-Abba”; “Yeshua Barabba”. Non capisco quello che sta succedendo. Qualcuno inizia a percuotere anche me. E poi picchiano Yeshua, cioè, l’altro Yeshua quello che dice essere figlio di dio. Ma allora perché se la prendono anche con me e anche a me si rivolgono con un appellativo simile? “Barabba”? Non ho la forza di difendermi da quegli individui. Io Yeshua Barabba, come Yeshua il figlio di dio, siano inermi. I nostri corpi sembrano avvinghiati, quasi il corpo di un solo uomo. I miei occhi stanno diventando stanchi. Si chiudono per poi riaprirsi e chiudersi di nuovo. Sento solo colpi alle braccia, all’addome, grida, risate e di nuovo quel nome Yeshua; ma non capisco più se quello “Yeshua” sono io o se è quest’altro poveraccio.

Pensavo di uscire per sempre da questo luogo e di lasciarci a marcire quest’altro disgraziato. Ma ora mi sento strano. Mi mancano le forze.
Non riesco più a muovermi, le palpebre non sono più in grado di rialzarsi. Vedo solo buio e ho il nero nella mia mente.
Sento un ultimo grido: “Yeshua Barabba”… e una grassa risata che si trasforma in un brutto attacco di tosse.