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Secondo la legge di Mosè

Il brano evangelico di Luca (Lc 2,22-40 ) ci viene proposto dalla liturgia nella cosiddetta giornata della “candelora” (Festa della presentazione di Gesù al tempio).
Nel testo ci sono tanti spunti, ma come spesso mi piace fare, proviamo a ricercare un solo particolare tra le tante “sollecitazioni” che la Parola ci offre ogni volta che ci mettiamo al suo ascolto.

Mi è piaciuta la frase “secondo la legge di Mosè“. Perché? Cosa c’è di stimolante per la nostra fede?
E’ evidente un richiamo al Primo Testamento. Gesù e la sua famiglia erano ebrei e come tali conoscevano e rispettavano la Torah. Leggevano e tramandavano alle nuove generazioni la loro tradizione. La loro storia iniziata con Abramo.
Ma noi viviamo duemila anni dopo e le cose sono cambiate. Il verbo si è incarnato. E’ nato Gesù. C’è stato il Cristo che però non ha annullato quello che era avvenuto prima di lui. Gesù Cristo è venuto a “ricapitolare” questa storia, a darle compimento. Purtroppo spesso tra noi cristiani sembra quasi che questo passato non sia quasi esistito. Noi partiamo da Gesù e facciamo fatica a capire quello che è accaduto prima. Non siamo ebrei, ovvio, ma Giovanni lo dice che il Verbo era Dio e il Verbo era presso Dio. Quindi il Verbo, Gesù era Dio ed era presso Dio. La nostra storia quindi non nasce l’anno zero ma nasce con tutta la storia dell’umanità. Abramo fa parte
della nostra storia di cristiani. L’alleanza fra Dio e Israele fa parte della nostra storia di cristiani. Quindi l’invito che faccio a me stesso e a ognuno di voi è di prendere in mano il Primo Testamento e andare a riscoprire quello che Dio ha detto ai nostri padri. Scopriremo parole meravigliose.
Buona giornata della candelora!

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 2,22-40.

Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore.
Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.
Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere.
Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret.
Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.