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Dio non è un jukebox

Dio non è un jukebox che ha bisogno di monetine.

Una vedova che si sacrifica inutilmente.
E se le cose fossero andate proprio così?
Se la frase di Gesù non fosse di ammirazione nei confronti della vedova, ma di disappunto nei verso l’immagine che ci siamo fatti di Dio Padre?
Tutti noi siamo soliti ammirare la povera donna perché, a differenza dei ricchi, non offre il superfluo ma tutto quello che ha. Ovvio, i fatti sono questi. Nulla da ridire. La vedova ha fatto un grande gesto, si è sottoposta a una grande privazione per il suo Dio; per il Dio del tempio di Gerusalemme.
Ma è un peccato che la liturgia sospenda il racconto di Marco al versetto n. 44 e che lo stesso sia messo a chiusura del capitolo, come se l’episodio finisse con questa immagine edulcorata, perché a mio avviso non si capisce la vera intenzione di Gesù.<

br>Se passiamo al secondo versetto del capitolo successivo (il 13mo) Gesù dichiara la sua “rabbia” contro il tempio e dice «Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non venga distrutta.» Pare che il Maestro ci vada giù pesante.
Gesù auspica e predice la distruzione di quel luogo perché il tempio non rispetta la vera immagine di Dio suo padre.
Il “Dio di Gesù” non è un idolo al quale fare offerte; non è un dio al quale va placata l’ira per mezzo di sacrifici.
In un vero rapporto tra noi e Lui non esiste la logica del do ut des; non abbiamo a che fare con un Dio contabile.
Dio è Amore, l’amore si dona. Il nostro compito è di farci capaci di questo dono e metterlo a frutto nella vita di tutti i giorni.
Gesù ci dice che Dio Padre non “abita” nel tempio, non sta in qualche posto fisico a verificare quante monetine getto io e quante ne getti tu. Non è un jukebox.
Dio non sta nel “sancta sanctorum” del tempio, non vive dietro il portone di chissà quale basilica; ne tanto meno sta beatamente disteso sopra qualche nuvola nel settimo cielo.
Dio vive qui con noi, Dio opera nostro tramite ogni istante la creazione. Dio è in noi e noi siamo in Lui.
Gesù vuole farci capire questo. Non c’è un tempio che possa “racchiudere” Dio e non c’è un Dio al quale offrire monetine (tante o poche che siano). Se crediamo in Dio, ci apriamo al suo amore, diventiamo creature nuove, riceviamo il suo Spirito e allora sì che ci doniamo totalmente a lui, al suo progetto di pienezza di vita e operiamo per la costruzione del suo Regno e non sarà più una questione di “contabilità” perché a quel punto è ovvio che daremo tutto di noi stessi perché il vero amore non si risparmia mai.