Domani è un altro giorno

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«Che senso ha uccidere in nome di dio?
E’ una cosa che sa fare benissimo da solo»

E’ la domanda che pone Giuliano al suo amico Tommaso, mentre nella Tv passano scene di guerre di religione, riflessione amara che esce dalla bocca di un malato terminale per un cancro incurabile ai polmoni.
Domani è un altro giorno è un film molto bello, per via della bravura dei due protagonisti (Giallini e Mastandrea), della scorrevolezza della sceneggiatura e della freschezza della regia.
La trama la potete trovare in qualsiasi sito che si occupa di cinema; come pure i commenti (quasi tutti uguali) Nessuna riga, invece, che sottolinei la frase che ho citato all’inizio di questo post. Eppure è molto indicativa di quello che passa nella mente di chi viene colpito da una brutta malattia. Credo sia umano chiedersi “Perché Signore proprio a me?” “Perché permetti questo? “Ma, da donne e uomini di fede, possiamo davvero pensare che Dio operi per uccidere? (è questo che sottintende il protagonista del film). Ci è lecito sostenere che il nostro creatore si incunei nella vita delle proprie creature per fare quello che agli occhi dell’uomo appare come un atto di crudeltà senza senso? O che, in maniera speculare, interrompa le leggi della fisica, della natura, per modificare il corso degli eventi? Io dico di no. Dico che non ci è permesso, se ci riteniamo figli di Dio e fratelli di Gesù Cristo, pensare che Dio abbia qualcosa a che fare con queste cose. Da cristiani sappiamo che il nostro Dio non è il “Dio orologiaio” che ha costruito il suo bel giochino perfetto ma che poi ogni tanto gli sfugge al controllo e richiede un suo intervento puntuale. Il nostro Dio, è il Dio della creazione continua. E’ il Dio della creazione-relazione. E’ il Dio che non vive al settimo cielo, separato, ma coabita in ognuno di noi. E’ il Dio che non ha bisogno delle suppliche degli uomini. E’ il Dio che ogni istante infonde il suo spirito affinché la creazione, che ora soffre le doglie del parto, giunga al suo felice compimento.

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