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ERAVAMO QUATTRO AMICI

Luca 5,17-26

Nel Vangelo non è specificato, ma a me piace pensarlo. I quattro che imbracciano il lettuccio con sopra il paralitico, scoperchiano il tetto e lo calano davanti a Gesù erano i migliori amici dell’ammalato. Sì, non persone qualunque che passavano di lì, ma amici. In un rapporto talmente intimo che li spinge a fare di tutto affinché il più sventurato di loro possa avere l’opportunità di avvicinare il messia. Perché sanno che quell’incontro potrà risolvere la tragica situazione.
Il protagonista di questo episodio narrato nel vangelo rappresenta ognuno di noi quando non riusciamo a stare (o non vogliamo stare) vicini a Gesù e questa lontananza ci rende immobili, incapaci di fare anche la più modesta azione. La nostra vita di fede è statica. E’ adagiata su di un lettino e vegeta. Ma per fortuna ci sono gli amici che non se ne fanno una ragione ed allora, dopo averti in tutti i modi sollecitato ad alzarti, giocano l’ultima carta. Fanno una cosa certamente fuori dall’ordinario (scoperchiano un’abitazione) e tentano il tutto per tutto, incuranti delle reazioni del proprietario di casa e di Gesù.