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GAUDETE ET EXSULTATE

Il n. 10 della Gaudete et Exsultate ci tocca personalmente perché Francesco ricorda, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che i santi non sono esseri particolarmente diversi da noi, non sono divinità irraggiungibili di un olimpo cristiano; i santi sono donne e uomini come me che scrivo, come te che leggi, ma che si sono resi disponibili ad accogliere l’amore di Dio, a sposare il disegno del Padre su di essi e a fare della loro vita una lode alla Trinità.
Francesco, da buon pastore, conosce le sue pecore pertanto anticipa le nostre remore, i nostri possibili dubbi e scrive «non è il caso di scoraggiarsi quando si contemplano modelli di santità che appaiono irraggiungibili.» (n. 11)
Il capitolo che raccoglie i numeri che vanno dal 10 al 13 si intitola “Il Signore chiama”. Quindi se c’è qualcuno che chiama evidentemente ci si aspetta che ci sia qualcuno a rispondere o quantomeno ad ascoltare. La prima cosa che dobbiamo fare è quella di metterci all’ascolto; se continuiamo con i nostri impegni quotidiani, il nostro ritmo frenetico, se non proviamo a fermarci, ad alzare lo sguardo verso l’infinito, se non chiudiamo le orecchie al frastuono di una vita fatta di corse al potere, ai soldi, alla supremazia sull’altro, ad apparire migliori, a voler primeggiare, non potremmo mai sentire i passi del nostro Dio che passeggia a pochi metri da noi e che ci chiama. E quando udiremo la sua voce non dovremmo nasconderci come fecero Adamo ed Eva (Gn 3,8-10) ma dovremmo avere il coraggio e le parole di Samuele «parla, perché il tuo servo ti ascolta».

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