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TALITA’ KUM

Gesù resuscita la figlia di Giairo. Dal racconto del Vangelo di Marco.

IMMAGINIAMO di avere 12 anni.
IMMAGINIAMO di essere una bambina palestinese.
IMMAGINIAMO di stare talmente male che nostra madre ci consideri morta.
Mentre stiamo per lasciare questo mondo, sentiamo il contatto di una mano, leggera, delicata, calda che tocca le nostre dita inermi.
Questa mano si insinua lentamente e afferra la nostra.
Ora chiudiamo gli occhi e proviamo per un attimo a sentire questo contatto fisico.
Gesù che prende la nostra mano. La stringe con tutto l’amore di cui è capace.
Ma quanto deve essere bello sentire Gesù prenderci per mano!?!
E poi una voce, tenera ma decisa che pronuncia nelle nostre orecchie due semplici parole: «Talita Kum”.
Aprite gli occhi ora e… buona giornata.

Mentre ancora parlava, dalla casa del capo della sinagoga vennero a dirgli: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, continua solo ad aver fede!».  E non permise a nessuno di seguirlo fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.  Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava. Entrato, disse loro: «Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». Ed essi lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui, ed entrò dove era la bambina.  Presa la mano della bambina, le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico, alzati!».  Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Essi furono presi da grande stupore.  Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e ordinò di darle da mangiare.
[Mc 5, 35-43]