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GIOVANNI BATTISTA

Storie di personaggi evangelici: Giovanni battista.

Ci vedo benissimo; anche a distanza.
Sono veloce nel camminare; le mie gambe giovani e muscolose me lo consentono senza fatica.
Non ho mai fatto a botte con nessuno, cercando sempre di stare alla larga dai guai; il mio viso non ha neanche una cicatrice.
Le mie ossa sono robuste, dritte e non hanno mai subìto fratture.
Non sono gobbo.
Non sono nano.
I miei occhi non hanno nessuna macchia.
La mia pelle non presenta segni di scabbia.
Non ho piaghe purulenti.
E infine, vi confermo: i miei testicoli non sono schiacciati.

Se a vent’anni, fossi andato al sinedrio, non avrebbero trovato nessuno dei difetti fisici che impediscono la consacrazione e sarei diventato sacerdote,
per continuare sulla strada di mio padre Zaccaria. Ma il Signore ha voluto da me qualcosa di diverso ed è per questo che un giorno ho deciso di lasciare tutto e di andarmene nel deserto; il solo luogo dove avrei potuto conoscere il vero volto di Dio, come dice il profeta Osea
«La condurrò nel deserto e là parlerò al suo cuore».
Non riuscivo più a sopportare l’idea che la nostra fede si fosse ridotta a un lunghissimo elenco di precetti da rispettare. I sacerdoti erano veloci nel puntare il dito sulle mancanze degli altri ed erano altrettanto bravi a perdere di vista i propri doveri. Sentivo chiara in me la voce del Signore che mi chiedeva di mettere in guardia Israele che da troppo tempo aveva abbandonato la fedeltà all’unico Dio per seguire la strada del peccato.
Sentivo che era giunto il momento nel quale il messia promesso dai profeti sarebbe arrivato.
Fu così che iniziai il mio cammino di digiuno, preghiera e conversione. Lo stesso cammino che poi, sulla sponda del fiume Giordano proposi al popolo di Israele. Chi voleva salvarsi, doveva abbandonare il suo peccato, purificarsi con l’acqua del battesimo e imboccare una vita di santità, tornare ad essere santi come il Signore è Santo. Il momento era vicino, la furia del Signore degli eserciti si sarebbe abbattuta su coloro che si erano dimenticati di Lui e della sua alleanza con il nostro popolo. La scure era già pronta a tagliare alla radice ogni albero che non porta frutto. Soltanto la
conversione del cuore con un conseguente cambiamento di vita avrebbe garantito il perdono dei peccati. Sapevo che il messia era alle porte. Dio mi aveva parlato nel deserto. La nostra generazione sarebbe stata da lui punita se non si fosse convertita in tempo.

Poi, un giorno, lo vidi. Non chiedetemi come io sia riuscito a riconoscerlo. L’ho sentito dentro di me. Come se Dio stesso mi avesse urlato questa verità.
Con questa comprensione mi risultò evidente mettermi al suo servizio e chiedergli di volermi battezzare, ma fu lui che volle, invece, che io lo
aiutassi a immergersi nel fiume. Lo raccontai ai miei discepoli che era giunto il messia che tanto attendevamo. Lo indicai a tutti.
Eccolo. Era lui.
Ma un po’ di tempo più tardi, quando il mio povero corpo soffriva le pene di una dura reclusione nel carcere di Macheronte, iniziai a nutrire dei dubbi sulla veridicità di quanto avevo proclamato in merito a questo nuovo messia. Mi trovavo dietro ad alte mura, a una giornata di cammino da quella riva del fiume Giordano dove, fino a poco tempo prima, avevo trascorso ogni giorno a battezzare e a predicare l’arrivo del giudizio di Dio, ma mi stavano comunque giungendo voci strane sull’operato di Yeshua, che scoprii poi essere anche un mio non lontano parente. Il messia che doveva battezzare con il fuoco, che avrebbe dovuto far giustizia condannando i peccatori e salvando i convertiti, si era affievolito. Nessuno mi raccontava di atti concreti, di prese di posizione decise. Tutt’altro. Mi si diceva di peccatori da lui stesso salvati: un uomo colpito dalla lebbra, un cieco. Tutta gente che scontava i loro peccati o i peccati dei loro padri e che il messia guariva. Le voci che arrivavano in questa mia oscura cella mi raccontavano di un rabbi che predicava alle prostitute che non si faceva problemi a sedere alla stessa tavola con peccatori di ogni specie. Non credevo a quanto mi veniva riportato e allora approfittai dell’occasione che mi si offrì quando alcuni miei discepoli ebbero l’autorizzazione per farmi visita. Una cosa sola chiesi loro: di andare da Yeshua e farsi dire con tutta sincerità se era davvero lui il messia che doveva venire o ne dovevamo aspettare un altro. E’ passato qualche giorno e non so ancora la risposta perché mentre la sto attendendo per capire se davvero la mia predicazione non sia stata invana, sento i passi pesanti di una delle guardie che dopo tanti giorni mi rivolge la parola per dirmi che altri dei suoi stanno arrivando, mandati da Erode, a tagliarmi la testa.

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