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GIUSEPPE D’ARIMATEA

Storie di personaggi evangelici: Giuseppe d’Arimatea.

Giuseppe d’Arimatea è il protagonista di questo breve racconto tratto dalla raccolta “C’E’ UN TEMPORALE IN ARRIVO“.

Eppure, fino all’ultimo istante, ho sempre creduto che il Regno di Dio, da me come da tanti altri, instancabilmente aspettato, sembrava fosse proprio arrivato. Era qui, con lui, nelle sue parole, nei suoi gesti, nei suoi segni.
In tutto quello che per noi del sinedrio appariva invece come opera del demonio e come bestemmia.
E invece, eccolo, il messia, ora.
Un corpo inerte, martoriato, pieno di sangue è tutto quello che resta del Regno di Dio.
Ma ora io lo lavo, lo pulisco e lo avvolgo in questo sudario. Poi lo lascerò per sempre dentro quel sepolcro. Alcune delle donne che erano con lui, credo ci sia anche sua madre, mi guardano; non sanno ancora che possono stare tranquille perché ho già pagato bene e ho già ottenuto il permesso dalla viva voce del governatore Pilato.

Ho subito pensato che sarebbe stato ingiusto lasciare che il corpo di Yeshua continuasse a pendere dalla croce facile preda di uccelli rapaci e animali selvatici. Ne potevo immaginare di vedere i suoi resti ammassati in qualche fossa comune; perciò mi sono precipitato a fare questa richiesta, di nascosto dagli altri giudei che contano e per non lasciare il cadavere prima del sopraggiungere della notte per non rischiare di contaminare il paese.
Ho sofferto nel vedere l’ostilità da parte di molti all’interno del sinedrio nei confronti del nazareno. Ho cercato di calmare gli animi e fortunatamente diversi iniziavano a pensarla come me. Ma a nessuno ho mai evidenziato la mia scelta; nessuno sapeva, anche se forse qualcuno sospettava, che avevo deciso di diventare suo discepolo.
Ora sono qui, con quello che resta del maestro venuto dalla Galilea. Il corpo è pronto per la sepoltura. Chiamo qualcuno che mi possa aiutare. Lo spostiamo di peso e lo deponiamo in questo sepolcro mai usato da alcuno.

Esco per ultimo, camminando lentamente, all’indietro. Sento i pianti sommessi di Maria sua madre, di Maria di Magdala e delle altre donne. E ho appena il tempo di vedere rotolare la grande pietra davanti all’apertura.
Tutto ora è davvero finito. E io? Scapperò, mi nasconderò? Raggiungo le donne e lentamente ce ne andiamo da quel luogo di morte.

[Luca Lanari]

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