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IL DIO CHE NON E’ “DIO”

CREDERE OGGI RINUNCIANDO A OGNI IMMAGINE DEL DIVINO

AUTORE: GILBERTO SQUIZZATO

Ammetto la mia ignoranza: non conoscevo Gilberto Squizzato ma qualche giorno fa all’Abazia di Fonte Avellana, entro in un locale dove sono esposti alcuni libri, in vendita, e l’occhio mi cade immediatamente sulla copertina di “IL DIO CHE NON E’ DIO”. Lo sfoglio, leggo qualche riga e penso che tra quelle pagine erano presenti concetti, suggestioni, suggerimenti che da tempo mi ronzavano in testa e mai avevo avuto modo e capacità di “categorizzare”. E’ stato un colpo di fulmine. L’ho iniziato a leggere il giorno stesso, in una piccola radura, accanto ad un ruscello e all’ombra di alberi odorosi di estate. 
Pochi minuti fa ho sottolineato l’ultima frase che mi ha colpito e ho terminato la lettura del volume. «Eccoci nel cuore del mistero: il vedere è la luce e la luce è il vedere. Vedere cosa? Lo splendore da cui ci si resta abbagliati. Non c’è immagine della luce, né ci può essere! E’ la luce a rendere visibili le cose del mondo e anche i nostri corpi, ma nessuno può vederla […] essa deve cadere su qualcosa, ed essere riflessa, perché noi ne intuiamo la presenza.»


Consiglio vivamente la lettura a tutti coloro che sono convinti che (come scrive papa Francesco) il cristiano non deve fermarsi al “si è fatto sempre così” ed ha voglia di nuovi orizzonti per la propria fede.

Dalla copertina:

Che cosa pensiamo (a chi pensiamo) quando diciamo “Dio”? Può, il cristiano, farsi un’idea i Dio? Se l’uomo è stato creato “a immagine e somiglianza di Dio” chi lo autorizza a pensare a un Dio fato, al contrario, a immagine e somiglianza dell’uomo? E ancora: quale segreto nasconde l’etimologia della parola Dio che usiamo con troppa disinvolta leggerezza? Non è forse giunto il tempo, per un cristiano adulto, di emanciparsi da ogni immagine infantile della divinità e di cominciare a riflettere sul fatto che anche questa parola è solo una metafora per dire qualcosa per cui non abbiamo parole migliori?