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IL GIORNO IN CUI GIUDA…

Breve riflessione sul Vangelo del mercoledì santo.

Il giorno in cui Giuda pensò di essere il proprietario di Dio.

Sì, avete letto bene; perché solo se detieni la proprietà di un bene puoi venderlo: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?».

Queste sono le parole pronunciate dal discepolo riportate nel Vangelo di oggi, mercoledì santo. Questo è il peccato dell’apostolo traditore e, spesso, è anche il nostro peccato peggiore: arrogarsi il diritto di “possedere” Gesù, di essere padroni di Dio e pretendere di usarlo a nostro piacimento.
Giuda tradisce perché scopre che Gesù non rappresenta a pieno la figura del messia che si era creato nella sua mente. Aspettava un messia che sobillasse il popolo e, forse anche ricorrendo alla forza, mettesse fine alla dominazione romana. Gesù, invece, si rivela un messaggero di pace, di amore, di misericordia che non vuole potere ma si mette a servizio degli altri e invita i discepoli a fare altrettanto.
E anche noi crediamo di poter dettare il comportamento di Dio, persino nelle buone intenzioni che mettiamo all’interno delle nostre preghiere: “Dio fa’ questo… Dio fa’ quello… ma il vangelo è chiaro «il padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate» (Mt 6,8) Dio non è una nostra proprietà, ma siamo noi ad essere sua “proprietà”, noi non possiamo venderlo, neanche per grosse cifre di denaro.
Come scrive San Paolo, è lui a “riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli» (Gal 4,5).
Perciò mi dispiace, ma per questo mercoledì santo l’affare non si fa… o meglio… si fa, ma è di tutt’altra natura.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 26, 14-25

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù. Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate tin città, da un tale, e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».