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IL NATALE DI SAVIANO

Esuliamo il contenuto da chi lo ha prodotto. Proviamo a leggere le parole di Saviano come se non ne conoscessimo l’autore (e qui mi rivolgo soprattutto ai tanti che hanno dello scrittore di Gomorra un’idea negativa), e semplicemente analizzandole per quello che dicono.

«Stanotte la nascita di un bambino, nato tra contrazioni, dolori e sangue, come tutti.» Noi cristiani sappiamo che Gesù è vero Dio e vero uomo e in quanto vero uomo mi pare che sulla frase iniziale non ci sia nulla da eccepire.

«Da una madre carica di una responsabilità troppo grande, come tutte le madri.» Sfido chiunque a sostenere il contrario e cioè che Maria abbia affrontato con tranquillità e leggerezza le conseguenze del suo “sì” al progetto di Dio. Non servirebbe ma preferisco precisare che, ovviamente, questo non intacca in alcun modo la grandezza della madre di Gesù. E in questo momento particolare nella vita della donna, estremamente doloroso ma assurdamente bello, ci si possono rispecchiare tutte le madri del mondo.

«Con un padre spaventato, incerto su ciò che è giusto fare, come tutti i padri.» Ce lo ripetiamo spesso che la santità di Giuseppe risiede anche nel fatto che, come la sua sposa, si sia reso disponibile al disegno di Dio, ma non possiamo non pensare che lo abbia fatto a cuor leggero, senza un minimo di dubbio, di incertezza su quello che il suo ruolo di padre gli avrebbe imposto. Ogni nostro figlio è un tassello del progetto di Dio (se siamo credenti) e quindi è giusto paragonare lo stato d’animo del padre di Gesù con quello che vive ogni genitore nei confronti di suo figlio, di sua moglie e della sua famiglia.

«Nato povero, in una famiglia costretta dalla burocrazia del censimento a un viaggio sfiancante» E anche qui non mi pare si possa obiettare alcunché.

«Celebro la nascita di Gesù uomo che, come tutti, viene scaraventato senza chiederlo nella vita e che, a guardarlo così, mi fa sentire meno solo.» Cosa c’è di male a provare a sentire più vicino la figura di Gesù sottolineandone la sua umanità? Lo ricordiamo ancora: Gesù ha assunto pienamente l’umanità e l’ha condivisa in tutto. E’ nato, è vissuto, ha sofferto ed è morto, proprio come ciascuno di noi ed è solo ricordandosi di questa vicinanza che possiamo meglio sentirlo nostro fratello in Dio Padre, altrimenti resta anche lui una divinità irraggiungibile posta nel più alto dei cieli.

Ora che abbiamo letto con attenzione queste parole, possiamo anche guardare la firma, ma credo che a questo punto abbia poca importanza perché (almeno così è accaduto a me) queste parole sono ormai parte anche del mio essere cristiano.

Ho però una considerazione da fare riguardo all’immagine utilizzata da Saviano. Personalmente non l’avrei mai usata perché non ce n’era bisogno. Le parole, se scritte bene (come nel suo caso) non hanno necessità di altro. Il disegno descrive quello che possiamo, legittimamente, supporre sia accaduto, ma nessuno ne avrebbe notato la mancanza se Roberto non l’avesse posto a corredo del suo testo di auguri. Potremmo anche pensare che senza di esso il post sarebbe passato pressoché inosservato.

Nell’immagine: particolare del disegno pubblicato da Roberto Saviano del quale riporto l’unico riferimento che ho trovato nel suo post: Pic. @natalielennard