Crea sito

IL PARALITICO

Gli amici, quelli veri, fanno anche cose strane pur di aiutarti.
Per fortuna esiste l’amicizia; un sentimento che spesso scorre sottotraccia, come un fiumiciattolo di montagna e poi, capita che si faccia spazio tra le rocce e si renda visibile in tutta la sua bellezza, freschezza e vigore.

Questa volta è accaduto che volessero a tutti i costi che io chiedessi la guarigione dalla mia malattia al rabbi che stava predicando qui a Cafarnao e che qualche giorno prima pareva avesse liberato un uomo dalla lebbra.

Gira voce che quel tale che si comporta come un messia, parlando in parabole e compiendo gesti miracolosi, ha osato toccare il lebbroso contravvenendo a quanto insegnato ai nostri padri da Mosè.

Proprio questo fatto clamoroso ha suscitato le ire dei dottori della Legge che oggi sono venuti in gran numero ad ascoltarlo per poterlo cogliere in fragrante mentre si proclama figlio di Dio e pronuncia qualche altra bestemmia.

Ma non sono i soli; anzi, pur essendo tanti direi che sono una minoranza a giudicare dall’enormità della folla che si è accalcata in questa parte del paese.

Sobbalzo, mi inclinano di lato, mi mettono di sbieco, rischio più volte di cadere anche perché non ho sufficiente forza sulle mie braccia per tenermi saldo al lettino e le mie gambe, da tempo ridotte a due tronchi insensibili se ne vanno per i fatti loro sbilanciando il resto del corpo e creando instabilità ai quattro amici che con una convinzione encomiabile cercano di farsi largo tra la gente per permettermi di arrivare il più vicino possibile al maestro.

Non ce la fanno. Capisco che ci provano, ma non sono fiducioso nella buona riuscita di questa loro idea. Li vedo in difficoltà, le persone che vogliono farsi guarire dal rabbi o che vogliono semplicemente toccarlo sono un’infinità in proporzione alla capienza di quel posto; troppi, per quella casa dove lui si è da poco riparato.

Poi a uno dei miei quattro compari viene un’idea che condivide con gli altri; me li ritrovo a discutere sopra di me e in pochi istanti decidono di metterla in atto senza aspettare oltre.

Vedo che cambiano direzione. Ora il mio lettuccio viene trasportato, come una barca su di un fiume in piena, tra le braccia di altre persone. Provo la sensazione di non essere più guidato dai miei amici, allungo il collo e capisco che mi stanno passando tra la folla, di mano in mano, e poi qualcuno inizia ad alzare le braccia e io mi ritrovo sopra le loro teste, ancora storto, ma non cado; non cado perché stanno usando delle corde. Il fiume di braccia e mani sembra addirittura impetuoso. Un ruscello che va in salita e che mi porta sopra il tetto di questa casa. Qualcuno ha già provveduto a creare un’apertura tra le canne la paglia e le travi. Ancora qualche altra strattonata e poi giù, quasi di corsa, all’interno di quell’ambiente. Grida, urla, “attenzione”, “eccolo” e in pochissimo tempo mi ritrovo di nuovo a terra proprio vicino al rabbi che mi guarda un po’ stupito per quello che sono riusciti a fare. Sorpreso per quel gesto estremo che denota l’immensa volontà di farmi arrivare in quel punto preciso, nonostante sembrava quasi impossibile.

Eccoli gli amici. Si spaccano in quattro e fanno di tutto per darti una mano; anche quando le circostanze non sono del tutto favorevoli.

Devo dire che è proprio grazie a loro che ora il mio desiderio si è realizzato. La mano che mi tocca la fronte, con delicatezza e dolcezza, è quella del maestro, che pare si chiami Yeshua.

Non so cos’altro fare se non sorridere perché già quel contatto mi ha ridato vita. E’ un po’ come sapere di poter contare sui miei quattro amici nel momento del bisogno, come in questa strana situazione che si è appena svolta; ma in lui c’è un qualcosa di più e mi dà la sensazione di apprezzare maggiormente la fatica fatta dagli altri per permettermi di incontrarlo.

Anche Yeshua deve aver notato la tenacia degli altri che mi hanno aiutato, li vuole accanto a sé. I presenti fanno girare la voce e i miei amici riescono a farsi strada. Ora siamo tutti insieme al cospetto del maestro che ci avvolge con uno sguardo di amore, si complimenta con tutti noi per la fede dimostrata. Poi si rivolge direttamente a me e mi dice che è proprio grazie a questa mia fede, alla fede dei miei amici che mi hanno portato lì, davanti a lui, nonostante le difficoltà, che potrò nuovamente camminare sulle mie gambe.