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LA PANDEMIA CHE PUNISCE

Per il cardinale Carlo Maria Viganò Dio è un padre che, per amore, punisce i suoi figli quando sbagliano.

Il Covid-19 è colpa del peccato originale.

Ciclicamente capita di imbattersi in un commento di qualche alto prelato che rischia di lasciare interdetti noi poveri e semplici cristiani. E’ la volta di Carlo Viganò e di una sua intervista rilasciata al giornale cattolico inglese “The Remnant”, la cui traduzione è disponibile sul sito del giornalista Marco Tosatti. L’articolo è molto lungo ed affronta diverse tematiche, ma io mi vorrei soffermare sull’esordio: «La pandemia del Coronavirus, come tutte le malattie e la stessa morte, sono una conseguenza del Peccato Originale. La colpa di Adamo, capo del genere umano, ha privato lui e i suoi discendenti non solo della Grazia, ma anche di tutti quei doni che Dio gli aveva dato alla Creazione. Da quel momento la malattia e la morte sono entrate nel mondo, quale punizione per aver disobbedito a Dio

Non vado oltre perché queste poche righe sono già sufficienti per destabilizzare qualsiasi persona a prescindere dal suo credo religioso. Per Viganò, dunque, questa grave crisi che stiamo vivendo è una conseguenza del peccato originale. Secondo questa tesi, Dio all’inizio ha creato tutto perfetto, niente morte, niente malattie, ma… quelli che l’arcivescovo chiama i nostri progenitori, disobbedendo al Creatore ricevono per punizione la malattia e la morte. Come osserva il teologo Andrés Torres Queiruga «sono ormai pochissimi quelli che pensano che la morte fisica o i disastri naturali siano entrati nel mondo a causa del suo (di Adamo ndr) peccato.»  Anche per Vito Mancuso «che Adamo ed Eva siano personaggi storici realmente esistiti oggi tra gli studiosi seri, cattolici e di altri orientamenti, non lo sostiene più nessuno.» A questi due autorevoli pareri, possiamo aggiungerne un terzo proveniente dall’ambiente religioso: il cardinale Gianfranco Ravasi ci spiega che «Adamo non è un nome proprio: in ebraico è ha-‘adam (ove ha- è l’articolo) e significa semplicemente “l’uomo”, simbolo di quell’umanità a cui tutti apparteniamo […]. Ognuno di noi si chiama, allora, Adamo».
Questi esiti teologici si sono sviluppati anche in virtù del fatto che per l’uomo moderno era giunto il momento di dare una risposta alla “rivoluzione” scatenata negli anni ’30 del XIX secolo da Charles Darwin che iniziò a sostenere e dimostrare come l’umanità non deriva da due progenitori ma fosse frutto di una evoluzione, che tutta la vita è connessa e nessuna specie si può dare in forma permanente ma sempre in divenire. Pertanto, come riporta simpaticamente lo studioso John Shelby Spong, con l’affermarsi della teoria evoluzionista, «divenne sempre più evidente che gli esseri umani non erano poco meno degli angeli […] ma poco più delle scimmie.» Per restare nel pensiero di Spong ci è lecito sostenere che «se non c’è stata una perfezione originaria, non ha potuto esserci una caduta da questa nel peccato. Ciò significa che l’idea del “peccato originale” è semplicemente sbagliata.» Appare quindi evidente che non potendo più credere che l’umanità possa derivare da una prima coppia originaria, crolla conseguentemente anche la dottrina del peccato originale. Se Adamo ed Eva non sono mai esistiti, non è mai esistito un paradiso (che poi andrà perduto) e non è mai esistito neanche un gesto di disobbedienza nei confronti del Creatore e pertanto non c’è nessun atto di Dio volto ad introdurre nel mondo, per punizione, il male e la malattia. A questo ragionamento lineare e credo pienamente condivisibile, possiamo anche aggiungere che se davvero Viganò pensa possibile che Dio abbia introdotto come punizione il male e la malattia (di cui l’attuale pandemia da coronavirus ne è parte), allora dobbiamo dedurne che, secondo lui, Dio stesso non conosce il Catechismo della Chiesa Cattolica perché al n. 1756 troviamo scritto «Non è lecito compiere il male perché ne derivi un bene.»