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L’ADULTERA

Le mani stringono, strattonano, lacerano la mia veste, alcune sembrano quasi voler sfiorare la mia pelle sotto la tunica, o cercare le mie giovani forme da ragazza. Forse è un’impressione o forse è la cruda realtà. Di certo sono sola, il mio amante l’ha fatta franca, del resto a chi interessa condannare un maschio; chi, fra tutti questi scribi e farisei vuole mettere in discussione la superiorità dell’uomo e la disparità di trattamento tra i due sessi? E poi comunque, l’ho capito, ho ben chiaro il gioco che queste persone vogliono portare avanti. Io sono solo un pretesto. Il mio peccato è solo una scusa. Era già tutto programmato. Come avrebbero altrimenti potuto scovarci e trovarci in pieno adulterio in una mattina qualunque come questa, mentre il sole non era ancora sorto?

Ecco perché il mio uomo non è qui, ora, per essere condannato. Lui di certo sapeva. Sapeva ed era d’accordo con gli altri. E io allora, mi ritrovo sola, a fare da spalla alla loro voglia di giustizia, alla loro cattiveria, alla loro sete di vendetta nei confronti di questo povero nazareno; di questo rabbi chiamato Yeshua che non perde occasione per fare del bene, che predica nella sinagoga per farci conoscere il vero volto di Yhwh. Un Dio di amore e di misericordia. Ma chi sta dalla parte del potere e della legge, non tollera un Dio che si schiera con i poveri, i lebbrosi, i peccatori. 

Io sono solo una provocazione. Questi ottusi esperti della legge mi vogliono usare per tendere una trappola mortale al maestro.

Tengo gli occhi chiusi perché conosco il mio destino e ho paura. Ma ho paura anche per Yeshua. Io sarò lapidata perché sono stata colta in flagrante adulterio e Yeshua sarà incarcerato perché si scaglierà contro questi ipocriti che mi stanno portando alla morte e renderà evidente che il suo Dio è diverso dal loro e che la legge di Mosè deve essere superata.

Tutti parlano ancora di come questo nuovo messia non ha temuto di schierarsi dalla parte di quella prostituta che si era introdotta a casa di Simone, uno dei farisei. Dicono perfino che, a differenza di quanto faceva Giovanni prima di lui, quando predicava sulle rive del Giordano e battezzava, non le abbia neanche chiesto di cambiare vita. Ma in fondo è proprio in cose come questa che traspare il grande sentimento di comprensione e di compassione che lo abita. Del resto, lo sanno tutti; come può una donna sola, che per vivere vende il suo corpo, cambiare vita? Quale altra strada potrebbe intraprendere? E’ ormai condannata a restare prostituta.

Ma la mia è una situazione diversa. E mi sento ormai finita; le colonne del tempio mi opprimono, i corpi di tutti coloro che mi circondano, mi opprimono. Sento ormai la stretta della morte.

Attorno a me si crea un po’ di spazio perché vogliono che io sia ben visibile al rabbi venuto da Nazareth. Perché ora l’interesse si sposta e io, povera ragazza, quasi non servo più; ho terminato il mio compito. La mia fine è già decisa. Ora i membri del sinedrio devono solo avere un motivo evidente, convalidato dalla folla che ci segue, per condannare a morte anche lui.

Non ho il coraggio di alzare la testa. La mia guancia destra è ancora schiacciata contro il terreno. Sento un rumore, apro gli occhi. Vedo tutto di traverso, ma credo di riconoscere i suoi piedi che si avvicinano. Poi ho la certezza che sia lui perché si accascia in silenzio. Il suo dito indice della mano destra inizia a tracciare delle lettere sul terreno; Yeshua sta scrivendo, ma dalla posizione in cui mi trovo non riesco a distinguere le parole.

Poi di colpo si blocca. Pare aver finito. Senza alzare la testa rivolge una frase ai suoi accusatori, che mai dimenticherò «Chi di voi è senza peccato getti per primo la pietra contro di lei.» Non la dimenticherò perché appena la odo mi convinco che la mia ora è giunta. Da un momento all’altro mi prenderanno con la forza, mi spoglieranno, mi lanceranno da un’altezza di sei cubiti e poi, se ancora viva, il mio petto sarà sfondato dalla pietra lanciata dal mio accusatore e poi a seguire le pietre degli altri, della folla. Conosco la superiorità degli scribi e dei farisei, non si lasceranno di certo impressionare da quelle parole. Ma gli attimi passano; nessuno pare avvicinarsi a me. Il brusio delle voci che sentivo prima, ora pare essere scomparso. Dopo le parole di Yeshua sono restata a occhi chiusi e non ho ancora il coraggio di aprirli, ma provo la chiara sensazione di trovarmi da sola e non più circondata da tutta quella gente.

Un tarlo di curiosità sta intaccando il mio muro di paura, perciò decido di aprire gli occhi. Yeshua è ancora lì. Punta leggermente lo sguardo verso di me. Poi si gira verso la folla che fino a poco prima lo circondava e quando si accorge che non c’è più nessuno e che siamo rimasti gli unici in quel cortile del tempio, mi guarda fisso negli occhi e mi domanda «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?».

Tremando per la paura e per la gioia contemporaneamente, mi rialzo. La sensazione di essere rimasta sola che avevo provato prima ad occhi chiusi, ora si rivela una certezza. Piangendo getto lo sguardo verso Yeshua e singhiozzando, rispondo «Nessuno… Signore…». Poi tenendo le sue mani sulle mie spalle mi rivolge parole di speranza «Neanche io ti condanno. Va’ e d’ora in poi non peccare più.»

Ecco. La mia storia è tutta qui. Un attimo prima ero in intimità con un uomo che amavo, un attimo dopo ero a un passo dalla morte e Yeshua mi ha salvato. Da quel giorno ho iniziato a seguire lui, i suoi discepoli e le sue discepole fino a quando, poco tempo dopo, davvero riuscirono a porre fine alla sua vita. Nella maniera più atroce: quella usata dai nostri oppressori contro i peggiori elementi della società.