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«LE PAROLE SONO IMPORTANTI»

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Le preghiere che conosciamo, che recitiamo, contengono parole “adeguate” per esprimere il mondo del XXI secolo? O forse alcuni termini non “dicono più niente”?

Come sosteneva il regista-attore Nanni Moretti nel suo film Palombella Rossa «le parole sono importanti».

Quando si parla, quando si scrive di qualche argomento, qualsiasi esso sia, c’è la necessità di trovare i termini giusti affinché il destinatario del nostro messaggio possa capire quanto noi vogliamo comunicargli. Ma le parole spesso non hanno per ogni persona lo stesso significato e soprattutto cambiano nel tempo; alcune passano perché non si legano più ad una realtà che ormai è mutata e altre nascono sulla spinta di un rinnovamento, di una modifica del nostro modo di vivere, di pensare, della nostra cultura, della nostra sensibilità e della nostra esperienza terrena. Questo vale per tutti i campi del nostro sapere e vale anche per la nostra fede e per come, a parole, la esprimiamo.

Nella nostra vita religiosa, una parte importante dovrebbe essere ricoperta dalla preghiera, ma spesso capita che per mancanza di tempo, per una errata considerazione di questo atto, per un’abitudine che si protrae da decenni, ci ritroviamo a pregare “male” o a non pregare affatto.

Ci si potrebbe domandare se sia giusto sostenere che si possa pregare “male”. Rispondere compiutamente richiederebbe molto più spazio di quanto ci viene concesso da un post sulla pagina di un blog pertanto mi soffermo unicamente su di un aspetto. Quante volte è capitato a ciascuno di noi ascoltare o leggere una preghiera, arrivare alla fine e non aver avuto il minimo riscontro personale e ci si accorge di non aver provato neanche il più flebile riverbero di quelle parole, nel nostro io, nella nostra persona. Spesso sono frasi “precompilate”, invocazioni o lodi scritte a tavolino. Ecco, se la preghiera non cambia i nostri cuori, “se dopo aver pregato non è aumentata la capacità d’amore, quella preghiera è stata non solo inutile, ma anche dannosa”. [1]

Allora, come pregare? E’ giusto chiedere? Forse è meglio lodare? Oppure limitarsi a ringraziare? Dedicarsi completamente al silenzio?
Ho provato ad offrire il mio contributo in un sito appositamente dedicato alle mie preghiere:

https://preghiereperigiovani.altervista.org/

E in un piccolo libro dal titolo “Quaglie dal mare” – preghiere dal Primo Testamento che vuole essere uno spunto per chi cerca nuovi stimoli nella preghiera.

[1] Alberto Maggi, Roba da preti, Cittadella Editrice, Assisi 2002

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