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MARIA (e MARTA)

Mia sorella Marta non ha ancora capito la novità del messaggio che Yeshua sta portando di villaggio in villaggio. Ho provato a spiegarglielo, ma lei è testarda. Non ho però insistito più di tanto perché non sono sprovveduta e conosco ovviamente molto bene mia sorella; come conosco bene tutte le altre donne di Betania, di Nazareth, di Gerico o di Gerusalemme.
Ognuna di loro è consapevole che i nostri dottori della Legge proibiscono alle donne di ricevere un insegnamento religioso. Noi donne abbiamo i nostri compiti che sono differenti da quelli degli uomini. Se una donna vuole essere perfetta deve attenersi all’insegnamento della Scrittura.
Pur con grossi rischi per la sua stessa vita, Yeshua ci sta facendo capire che nei confronti del nostro Dio, tutti dobbiamo avere lo stesso rapporto; non importa se uomo o donna.
E’ per questo che oggi, non ho potuto evitare di accogliere il maestro con un grande entusiasmo e un’immensa voglia di ascoltarlo. Mi sono sentita spinta a comportarmi come solitamente si comportano i nostri uomini quando accolgono un ospite nella propria casa. Questa cosa, a Marta, non va giù.

Ho sperato che anche lei si innamorasse delle parole di conforto e di libertà che il nuovo messia stava portando agli oppressi, ai malati, agli schiavi e fra questi non possiamo non considerare anche noi donne il cui destino è quello di passare la propria vita a servizio dei padri, dei fratelli e dei mariti.
Chiedo al maestro di parlare con mia sorella Marta. Yeshua prova a farle capire che il rapporto con il nostro Dio deve cambiare. Lui stesso, e questo me lo hanno raccontato coloro che lo hanno sentito dalla viva voce dei discepoli, ha detto che non vuole servi ma amici. Ha detto parole simili a queste “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi”

E’ vero che spesso è questione di carattere. C’è chi come me alcune cose le vive con più trasgressione e chi come mia sorella ha sempre la tendenza a restare attaccata al “si è sempre fatto così”, alle tradizioni. Forse lei vuole onorare il proprio nome “Marta”. Così i nostri genitori l’hanno chiamata: “regina della casa” e tale si mostra sempre, anche in occasioni come questa in cui il rabbi di Nazareth è venuto a farci visita per via della sua amicizia con nostro fratello Lazzaro.

Ce l’ha con me perché non mi sono comportata come l’educazione che abbiamo ricevuto, richiederebbe. Da donna avrei dovuto anche io, come mia sorella Marta, adoperarmi per far fronte a tutte le necessità del nostro ospite. Se lei stava preparando da mangiare io, almeno, avrei dovuto predisporre l’occorrente per la lavanda dei piedi di Yeshua e per un suo cambio di abiti. Ma io non posso sprecare questa occasione. Yeshua ci ha onorato della sua presenza nella nostra casa e ovviamente deve essere accolto nel miglior modo possibile, ma lui non è un visitatore qualunque; lui è il messia che il nostro popolo stava aspettando. Lui è un maestro e come tale va ascoltato. Ecco perché sono già ai suoi piedi, in silenzio, pronta a far tesoro delle sue parole, dei suoi insegnamenti.
Del resto se al posto mio ci fosse stato Lazzaro, lui di certo non si sarebbe messo al servizio di Yeshua. E allora perché lo devo fare io? Me lo hanno detto, e una volta l’ho visto con i miei occhi, ci sono tante donne che lo seguono.

Io voglio ascoltare Yeshua.
Io voglio conoscere la Parola di Dio.
Io voglio essere libera.