POLVERE DI STELLE

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Proviamo a pensare a una nuova ecologia che non parta dalle nostre esigenze e dal nostro egoismo, ma dal nostro stesso essere, dalla nostra origine; da quello che ci insegna la saggezza biblica.

«Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
finché tornerai alla terra,
perché da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere tornerai!».

L’abbiamo sempre letta come una condanna di un dio offeso e arrabbiato che nel pieno della sua delusione, punisce la sua creatura disubbidiente.

Come spesso accade, l’aspetto più tetro, più negativo, più mortifero della nostra religiosità ha la meglio. E’ accaduto anche per questo versetto del libro della Genesi dove si racconta della creazione del mondo e dell’umanità.

La storia la conosciamo tutti: l’uomo non segue il suggerimento di Dio e Dio lo castiga pesantemente.

E così ce lo siamo sentiti ripetere sin dall’infanzia “polvere sei e polvere ritornerai“; un’eco che ritorna, che parte da lontano, dai tempi bui della cristianità, dove l’inferno era l’incubo di ogni donna e uomo e tutta la vita era tesa a sfuggire alle sue fiamme eterne; il nostro corpo, la nostra umanità non valevano niente perché tutte le speranze e le attenzioni erano rivolte all’anima. L’anima avrebbe potuto volare alta, pura, nel cielo, mentre il corpo si sarebbe sgretolato e sarebbe tornato a essere quello che era inizialmente: un niente, solo polvere.

E’ quello che accade quando affrontiamo la nostra fede come un qualcosa di greve, come un insieme di doveri, di dogmi, di preghiere da recitare, di indicazioni da rispettare, di giubilei, di penitenze e di digiuni che ci vengono suggeriti per tentare di salvare la nostra anima. Siamo convinti di aiutare l’anima ma denigriamo il corpo e violentiamo la mente.

Ma noi non siamo costruiti a pezzi. Non siamo la somma di un corpo, una mente e un’anima. Noi siamo corpo-mente-anima. Siamo relazione con noi stessi, siamo relazione con l’altra/o, con dio e con il creato.

Da questa errata convinzione, che persiste, nascono anche i problemi basilari che le crociate ecologiste per salvare il nostro pianeta non riescono, nonostante tutto, a risolvere.

«allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato.»

Tutte le iniziative che negli ultimi anni vengono messe in campo, seppur lodevoli, hanno un vizio di fondo: quello di pensare unicamente a un armistizio con la natura; credere che i problemi si possano risolvere ponendo una maggiore attenzione nei confronti dell’ambiente, prestare una cura più efficace alla nostra terra, ma con il recondito scopo di continuare a tenerla nostra schiava e nostra serva.

Invece dobbiamo ritornare alla logica della bibbia che mostra chiaramente come stanno i fatti. L’umanità è ‘aDaM (quello che noi erroneamente abbiamo chiamato con un nome di persona: Adamo) ed è parte integrante della terra, è ‘aDaMaH, zolla di terra fertile; la donna e l’uomo sono il “sangue della terra”.

E’ questo il nostro compito: non solo un maggiore rispetto per il pianeta affinché si allunghino i suoi giorni nella speranza possa continuare a tornarci utile, ma un acquisire la consapevolezza che, come indica papa Francesco nella Laudato Si’ «Tutto è connesso. Se l’essere umano si dichiara autonomo dalla realtà e si costituisce dominatore assoluto, la stessa base della sua esistenza si sgretola». L’umanità non è “al di fuori” del creato, di questo nostro pianeta, ma ne è parte integrante, perché, come suggerisce Pannikar, ognuno di noi ha tre corpi: «il mio primo corpo è quello che ho sotto gli occhi. Il secondo è l’umanità […] Il nostro terzo corpo è la Terra, la Natura. Noi siamo la Terra». Pertanto «Lo scopo è essere Natura; non dominare la Natura, bensì trasformarci in essa.»

Recuperiamo dunque il nostro essere e torniamo alla nostra origine, torniamo ad essere il sangue della terra. Solo così potremmo attuare una vera conversione “ecologica”.

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