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HANNO CHIUSO I MONTI

In questo periodo di Coronavirus uno dei tanti mezzi messi in atto per cercare di frenare il contagio è stato quello di “chiudere” le chiese alle celebrazioni eucaristiche.

Mai come in questi giorni la Parola di Dio (a mio avviso) ci parla in modo chiaro e puntuale. Leggiamo cosa dice il Vangelo di oggi che è la III Domenica di Quaresima. La liturgia ci propone il lungo brano di Giovanni (4,5-42) dell’incontro tra Gesù e la samaritana. I versetti che ci interessano sono i seguenti:

Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta.  I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».  Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. 

Sui social, che sono in questo momento, gli unici luoghi dove si può “circolare” senza restrizioni dettate dall’esigenza di evitare il contagio e che ci permettono di tenerci in contatto e di non sentirci soli (o almeno di sentirci un po’ meno soli) uno degli argomenti di maggiori interesse è senz’altro l’impossibilità di recarsi in chiesa per la celebrazione dell’eucarestia.

Voglio offrirvi uno spunto di riflessione che prendo (come spesso mi capita di fare) da Alberto Maggi che nel suo libro “LA FOLLIA DI DIO – Il Cristo di Giovanni” dedica ben due capitoli al racconto evangelico di questa domenica. L’esegesi specifica dei versetti sopra riportati e che richiamano in qualche modo al “problema” odierno di non poter partecipare alla messa è la seguente: «Gesù le annuncia (alla samaritana) un cambio radicale. E’ terminata l’epoca dei tempi. Per indicare colui che viene adorato, Gesù evita il termine religioso “Dio” e adopera il più familiare “Padre”.
Mentre il culto a Dio ha bisogno di un luogo particolare, il tempio, quello al Padre no. Il Padre, per essere tale, ha bisogno di figli che gli assomiglino. L’assomiglianza al suo amore è l’unico culto che il Padre richiede. Questo culto non ha bisogno di spazi e riti sacri, ma è possibile ovunque vi sia l’espressione di un amore gratuito somigliante a quello del Padre. »

Qualche riga più avanti, Maggi ci spiega anche come interpretare la frase “in spirito e verità” sottolineando che «Lo Spirito è la forza creatrice del Padre (Gen 1,2), un dinamismo di vita e amore che si è manifestato nella creazione dell’uomo e che desidera ancora comunicarsi per portare la creazione al suo compimento. Il culto in “spirito e verità” è quello di un amore fedele assomigliante a quello di Dio

Mi permetto di aggiungere soltanto che leggendo questa riflessione, mi sono tornate in mente (a distanza di pochi giorni dalla pubblicazione di un mio post al riguardo) le parole di papa Francesco e della sua idea di come il tempo sia superiore allo spazio.

Preghiamo affinché questo periodo di “deserto” possa far nascere tante donne e tanti uomini nuovi che non si preoccuperanno più di salire su di un monte particolare per incontrare il Padre, ma che saranno capaci di incontrarlo nella quotidianità del vivere, dell’agire e dell’amare.