Come sopravvivere alla chiesa cattolica

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Anche se non siete amanti dei libri e non siete di quelli che ne stanno leggendo due o tre contemporaneamente, ne hanno 10 pronti da leggere e nonostante questo continuano ad acquistarne altri, c’è una cosa che fa per voi. E’ il libretto (questo termine non ha nulla di dispregiativo, tutt’altro, ma semplicemente connota che il tutto si risolve in appena 100 pagine) di Alberto Porro dall’accattivante titolo: COME SOPRAVVIVERE ALLA CHIESA CATTOLICA E NON PERDERE LA FEDE.

E’ una piacevole e veloce lettura che affronta singolarmente vari aspetti dell’esperienza pastorale e di chiesa che un cattolico si trova a vivere nell’arco della sua, più o meno lunga e intensa, presenza in parrocchia.

Porro inizia con il racconto dell’andare a messa la domenica, il conseguente ascolto della predica, lo scambiarsi il segno di pace, per poi passare al catechismo dei propri figli, al rapporto con il parroco e via di questo passo.

Ad ognuna di queste tematiche l’autore dedica un capitolo suddiviso in tre parti conseguenti: inizialmente viene simpaticamente raccontato “il fatto”, dopo di che si affronta il pericolo (o i pericoli) insiti in quanto appena descritto e infine, non veniamo lasciati soli a pensare amaramente a quanta verità ci sia nelle parole di Porro, ma ci viene fornita una via di fuga attraverso la proposta di alcune “tattiche” di difesa.

Sono convinto che chi leggerà “Come sopravvivere alla chiesa cattolica e non perdere la fede” proverà la netta sensazione che quelle righe siano state scritte appositamente per lei/lui, come se lo stesso Alberto Porro fosse stato presente e avesse poi fatto un resoconto di quanto accaduto.

Del resto questa peculiarità del libro in questione è chiara sin dalla presentazione dove troviamo la seguente annotazione: «anche se i fatti e le persone qui descritti sono del tutto inventati non significa che non si avvicinino paurosamente alla realtà delle cose.»

E questo, aggiungo io, significa solo una cosa: siamo tutti nella stessa barca, in qualunque parte d’Italia viviamo, e tutti ci troviamo a dover fare i conti con una chiesa, con una pastorale, con alcuni parroci e alcuni fedeli che non ne vogliono sapere di cambiare. Ma è altrettanto vero che dobbiamo darci da fare perché come dice papa Francesco, questo attuale che stiamo vivendo non è un’epoca di cambiamento, ma un cambiamento d’epoca. E se alcuni non se ne sono ancora accorti, dobbiamo farglielo capire… anche con l’uso della satira e di un sano umorismo.

Ecco un piccolo assaggio:

È domenica mattina, fa freddo.
La messa è alle undici.
Speriamo che ci sia don Silvano, e speriamo che abbia acceso il riscaldamento.
Quando i miei figli erano piccoli io e mia moglie ci ostinavamo a portarli a messa tutti e cinque insieme a noi. Libretti, giornalini, pennarelli, biberon, merendine e bottigliette di succo per tenerli buoni, su e giù dalla panca, per quasi un’ora. Era un modo per testimoniare, per dire che fare figli, avere una bella famiglia fa parte dell’essere cristiani e arricchisce la comunità. E per dire che la comunità avrebbe dovuto rallegrarsi nel vedere tanti bambini in giro. I miei figli lo sapevano e facevano casino.

Un giorno però al parroco girarono i maroni e dal pulpito sbottò, fissandomi: “Adesso porti fuori la bambina!” Io non mossi un passo, un sordo che non vuol sentire, lo sguardo puntato dritto negli occhi del povero parroco che non riusciva a finire la predica per colpa di un bambino. Come andò a finire ve lo dirò più avanti.
Ora mi preme indicare lo scopo di questo libro: imparare a difendersi dalla Chiesa cattolica, che in teoria sta dalla tua parte ma in pratica ti tollera a malapena. Non intendo certo distruggere un’istituzione di cui sono il più misero dei figli, e voglio pensare che qualcosa di buono ancora c’è. Voglio solo dare qualche consiglio utile per sventare alcuni pericoli e sopravvivere con leggerezza all’impatto. Se seguirete con attenzione le indicazioni di questo libro forse vi salverete.

Ci vediamo in fondo, fuori dalla chiesa.

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