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LA STORIA DI UN GRANELLINO DI SALE

Il granellino di sale era dispiaciuto perché gli avevano fatto notare che nonostante tutti gli riconoscessero la singolare potenzialità di dare sapore all’acqua che veniva utilizzata per cuocere la pasta, e nonostante il suo grande impegno nello svolgere questo compito, il risultato era insoddisfacente; ogni volta che si scolava la pasta, il suo gusto restava sempre insipido. «Ma cosa devo fare di più?» si domandava preoccupato il granello di sale. «Il mio impegno è massimo, credetemi» piagnucolava cercando di convincere chi dubitava del suo operato. Alcuni lo criticavano pesantemente: «Tu lo sai che se non dai sapore all’acqua non servi a nulla!? Il tuo compito è chiaro; il tuo apporto in questa nostra comunità è ben definito; tu lo conosci e sai che tutti se lo aspettano da te.» «Va bene, va bene» disse il granellino di sale «la prossima volta metterò ancora più convinzione e tutte le mie energie

Arrivò il momento di cuocere altra pasta. L’acqua venne messa a bollire e il granellino di sale con tutta la tenacia e la disponibilità di cui era capace si mise all’opera. Vide la pentola e sfidando il calore irresistibile che proveniva dal fuoco, cercò un posto che fosse il più vicino possibile a quell’acqua alla quale doveva dare sapore. Rischiò di scottarsi, ansimava per il caldo e il vapore ma riuscì a resistere fino alla fine della cottura della pasta. Era sfinito ma in cuor suo si riteneva soddisfatto. Aveva raggiunto il punto più vicino all’acqua, era stato lì fermo al suo posto per tutto il tempo rischiando di ustionarsi per la tremenda vicinanza al fornello e alla superficie arroventata della pentola. Stava ancora godendosi la soddisfazione di quella impresa appena portata a termine quando iniziò a sentire alcune voci che si avvicinavano. Sembrava stessero pronunciando il suo nome. Forse venivano a ringraziarlo. Pensava fosse qualcuno che voleva tributargli il merito che si era guadagnato. Ma quando le parole si fecero più comprensibili capì che non erano elogi quelli che gli venivano rivolti, ma le solite, conosciute, pesanti critiche. «Lo sai che neanche questa volta sei riuscito nel tuo compito?» gli chiese il portavoce del gruppo. «Ma… come?» balbettò il granellino di sale «sono stato tutto il tempo che avevo a mia disposizione nel posto più vicino possibile all’acqua che bolliva.» Guardava con fare interrogativo quel gruppo di arrabbiati «che altro avrei potuto fare? Ho rischiato la vita!» Era davvero dispiaciuto. Gli accusatori, dopo aver dimostrato tutto il loro disappunto nei confronti del granellino di sale, se ne andarono via giurando che mai più avrebbero voluto avere a che fare con lui. Il granellino di sale rimase solo. Incapace di dare una risposta ai vari interrogativi che gli frullavano in mente. Non voleva però darsi per vinto. Perché non riusciva a mettere a frutto quella sua personale potenzialità che in quanto granello di sale, aveva? Quella sera si addormentò così, con questo pensiero fisso nella sua mente.

Durante la notte fece un sogno strano: si vide in un grande prato, sotto l’ombra di un secolare albero frondoso, triste, solo; poi all’improvviso una luce e una voce «So cosa ti preoccupa caro granellino di sale. So che sei rattristato perché non riesci a portare a compimento la tua missione; che non sei in grado di dare il tuo contributo alla tua comunità rendendoti utile per ciò per cui sei stato creato; tu sei un granello di sale e come tale è tuo preciso compito dare sapore. Ho visto quanto ti sei impegnato e per questo tutti te ne sono grati, ma il problema come tu ben sai è che il risultato è stato insoddisfacente. Purtroppo hai commesso un errore; hai fatto il massimo di quanto ti sembrava logico fare e ne tu ne gli altri, che poi ti hanno criticato, si sono accorti del vero problema. In tutti i tuoi tentativi ti sei focalizzato unicamente nello stare il più vicino possibile all’acqua che tu dovevi insaporire. E lo hai fatto anche a rischio della tua vita e di questo tutti te ne rendono atto. Ma la vicinanza non basta e questo lo hai sperimentato. Quello di cui c’è bisogno è una completa condivisione del tuo essere sale con la tua amica acqua. Vuoi riuscire nel tuo intento? Vuoi davvero fare quello per cui sei stato creato?» «Certo» rispose il granellino di sale «E allora» riprese la voce «la prossima volta che sarai chiamato a dare sapore, non limitarti a metterti vicino alla pentola, ma fai un bel salto e tuffati nell’acqua. Così facendo tu e lei diventerete una cosa sola. Lasciati sciogliere; lasciati consumare; dona tutto il tuo sapore.»

Il granellino di sale si svegliò d’improvviso. Finalmente aveva capito cosa doveva fare. Ora gli era chiaro quale fosse il suo compito. Non avrebbe più sprecato altro tempo.

Quello stesso giorno si presentò l’occasione di far bollire altra acqua ma nessuno pensava di chiamare il granellino di sale perché ormai tutti lo consideravano inutile. Lui, però, si fece avanti ugualmente. Si avvicinò alla pentola tranquillizzando gli increduli dicendo loro che questa volta sapeva come comportarsi. Nessuno doveva preoccuparsi perché avrebbe svolto il suo compito in maniera perfetta. E così fece. Salì sulla pentola e si gettò nell’acqua. Il fuoco venne acceso, l’acqua iniziò a riscaldarsi; il granellino di sale diventava sempre più piccolo, ogni secondo che passava si scioglieva sempre di più fino a quando non scomparve del tutto rendendo finalmente, la pasta che venne cotta in quella pentola, davvero saporita.