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PERCHE’ NON SI VA PIU’ ALLA MESSA

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La Chiesa si sta interrogando sul perché, dopo il “lockdown”, siano drasticamente diminuiti i fedeli che partecipano alle celebrazioni eucaristiche. Io ho la mia personale risposta che non pretende di essere l’unica possibile, ma che, sono certo, ha il suo peso in questa storia.

Secondo me, molte persone (le più giovani, ma anche molti adulti) hanno perso la “sintonia” con quanto viene detto e pregato durante la messa; non riescono più a “capire”; siamo (mi ci metto anche io) su di un piano diverso rispetto al messale, ai preti che celebrano ed ai pochi fedeli che ancora vanno avanti per forza di inerzia.

Ho provato a stilare un elenco delle frasi, suppliche, preghiere, termini tipici della celebrazione eucaristica, che non conservano più al loro interno un significato comprensibile e condivisibile alla donna e all’uomo del XXI secolo.

«PER CELEBRARE DEGNAMENTE I SANTI MISTERI…»

Alcuni “più documentati” sapranno dare il giusto significato al termine “mistero” considerandolo appunto come un qualcosa che va al di là dell’umana comprensione, nella logica della teologia apofatica; ma molti comuni mortali sono colpiti dall’accezione più immediata e cioè di un qualcosa che non si sa giustificare o spiegare e, in quanto tale, va accettato in maniera supina. Atteggiamento “fastidioso” per chi vuole (giustamente) usare la ragione, nel giusto connubio ben espresso, fra gli altri, da papa Giovanni Paolo II nella sua “Fides et Ratio”.

«…RICONOSCIAMO I NOSTRI PECCATI»

Che effetto può fare a chi partecipa alla messa sentirsi subito caricato della responsabilità del peccato e del non essere degno? Attuiamo proprio il contrario di quello che Gesù ci ha insegnato e che cioè Dio è “misericordia”. Nella parabola del padre misericordioso il figlio, dopo aver deciso di ritornare a casa, si prepara ad elencare i vari “peccati” commessi, allo scopo di farsi perdonare e farsi accogliere. Ma, il Vangelo ci spiazza e ci racconta che il padre lo accoglie a braccia aperte, ordina di fare festa e non si cura affatto di quanto il figlio avrebbe voluto dirgli. Al padre sta a cuore suo figlio ed il fatto che sia ritornato è ben più importante della lista degli sbagli commessi lontano da casa.

«CONFESSO A DIO ONNIPOTENTE E A VOI FRATELLI CHE HO MOLTO PECCATO…»

Ancora questa preoccupazione del peccato. Una confessione nei confronti di un Dio che viene definito “onnipotente”; un attributo che, a differenza di “misericordioso” crea un divario tra la donna/l’uomo e Dio. Un essere superiore che tutto può e un’umanità destinata alla miseria e al peccato.

«GLORIA A DIO NELL’ALTO DEI CIELI E PACE IN TERRA AGLI UOMINI…»

Nei cieli, dove? Lo sappiamo ormai dai tempi di Jurij Gagarin che da buon comunista ci fece pure una battuta sarcastica e in collegamento dalla sua navicella spaziale annunciò «Non c’è nessun dio quassù.»
Dio è stato da tempo sfrattato e non abita (non ha mai abitato) il cielo. Come possiamo quindi pensarlo “nell’alto dei cieli”? E come possiamo ancora continuare a tenere questa separazione tra cielo e terra, tra Dio e gli uomini? Possiamo ancora proclamare, come se nulla fosse, “concetti” che riconosciamo ormai abbondantemente superati?

«TU CHE TOGLI I PECCATI DEL MONDO ACCOGLI LA NOSTRA SUPPLICA»

In un’ipotetica nostra prima nostra messa possiamo anche azzardare di pensare che Gesù possa togliere i peccati del mondo, forse anche quando recitiamo questa preghiera durante un seconda ipotetica messa, ma per chi ha collezionato centinaia e centinaia di celebrazioni eucaristiche come può ancora proclamare ad alta voce con convinzione questa frase? Se Gesù ha il compito di togliere i peccati del mondo, perché gli uomini continuano a commetterli? Quali peccati ha tolto? Non è forse il caso di rivedere e capire meglio la missione di Gesù?

«PREGATE FRATELLI PERCHE’ IL MIO E VOSTRO SACRIFICIO SIA GRADITO A DIO…»

Qui cadiamo nell’idolatria; nel culto a un dio che ha bisogno di sacrifici. Saltiamo a piè pari nei templi pagani dove ci si doveva ingraziare la divinità. Non ce ne rendiamo conto, ma con questa preghiera dichiariamo pubblicamente che questo Dio non è quello di Gesù che, invece, già nell’Antico Testamento, si rivolgeva agli uomini e alle donne dicendo: «misericordia io voglio e non sacrificio» (Mt 12,7)

«TU CHE VIVI E REGNI NEI SECOLI DEI SECOLI»

Il termine “regno” rientra in un vocabolario ormai obsoleto che non richiama più nulla della quotidianità che stiamo vivendo. Sembrerebbe all’apparenza innocuo, ma in realtà continua a presentarci un’immagine di Dio che non ha più pregnanza con la storia odierna. Un Dio che regna, assiso sul suo trono, incurante dell’umanità.

«… NON GUARDARE AI NOSTRI PECCATI MA ALLA FEDE DELLA TUA CHIESA»

Con la pretesa di essere migliori di Dio, ci arroghiamo il diritto di dargli consigli in merito a ciò che deve “guardare”. Siamo ancora convinti di dover sollecitare Dio a distogliere lo sguardo dai nostri peccati, quando già nell’Antico Testamento, il profeta Michea (7,19) scriveva che Dio dei nostri peccati non se ne fa niente e che li getta in fondo al mare. Non riusciamo a capire che il peccato non offende Dio, ma l’uomo «Forse offendono me, dice il Signore? Non offendono forse se stessi per la propria vergogna?» (Ger 7,19)

«AGNELLO DI DIO, CHE TOGLI I PECCATI DEL MONDO»

Nel suo vangelo Giovanni scrive che Gesù è venuto a togliere il peccato e non i peccati. Non stiamo parlando dei peccati dei singoli uomini e singole donne, ma del peccato rappresentato da chi non vuole accettare la pienezza di vita che Dio ci offre e che Gesù è venuto a testimoniare.

«OH SIGNORE, NON SON DEGNO…»

Durante i secoli che ci separano dalle prime comunità cristiane, la religione ha avuto il sopravvento sulla fede e abbiamo invertito il messaggio di Gesù. Predichiamo che per ricevere Gesù dobbiamo essere degni, quando invece il Vangelo ci insegna che è l’accoglienza stessa di Gesù che ci rende degni di lui.

Questi sono soltanto alcuni esempi che a mio avviso indicano come le nostre celebrazioni sono sempre meno comprensibili perché continuano a mostrarci un’immagine di Dio che non ha più nulla da dire all’uomo e alla donna di questo periodo storico e che rischia di generare distacco, disinnamoramento e ateismo.

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