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IMAGINE

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E se, a distanza di quarant’anni, i sogni utopistici di John Lennon, presenti nella sua canzone più nota “Imagine”, fossero in parte diventati realtà?

Nei primi mesi di quel lontano 1971, la religione conservava strenuamente una sua importanza nel mondo occidentale e gli effetti del ’68 non si erano ancora fatti pienamente sentire.
Quando John si mise davanti al suo Steinway, con in testa una melodia e le parole delle poesie di Yoko, sentiva su di sé la pesantezza delle religioni che ti obbligano a seguire dei dogmi, dei riti. Era anche lui immerso in una religiosità che vedeva Dio come un essere lontano che, assiso nell’alto dei cieli, si arrogava il diritto di accogliere nel suo paradiso coloro che durante la vita terrena si comportavano bene oppure di spedire all’inferno, senza possibilità di appello, le anime dannate di chi aveva peccato. In quegli ultimi decenni che li separavano dalla fine del secolo, gli uomini e le donne sentivano ancora in bocca il sapore del boom economico del dopo-guerra, l’assoluta ammirazione per il dover crescere, migliorare, progredire a tutti i costi, incuranti degli esiti nefasti di quelle loro scelte e sordi alle necessità di tanta parte del mondo che gridava, allora come oggi, per avere voce nelle scelte economiche e sociali.

Immerso in questa atmosfera, John accarezzava i tasti di avorio e sentiva crescere dentro di sé il desiderio di non avere più nessuna spada di Damocle pronta a colpirlo nel momento in cui avesse fatto una scelta sbagliata; considerava insopportabile il dio proposto dalla religione, la cui unica preoccupazione sembrava essere quella di “spiare” l’umanità per condannarla non appena avesse commesso qualcosa di sbagliato. Il mondo stava cambiando, il mondo era cambiato e la credenza che dio potesse abitare nel più alto dei cieli stava lentamente trasformandosi in una favola per bambini. Nell’alto dei cieli c’era il sistema solare, c’erano le stelle, c’era la via lattea e non certo il trono di dio. Le note che uscivano dal suo pianoforte confermavano che una vita senza la preoccupazione di meritarsi il paradiso o l’inferno sarebbe stata migliore perché la donna e l’uomo avrebbero percorso la via del bene perché giusta, bella in quanto tale e non per paura di una punizione o per il desiderio di un premio finale.

John guardava negli occhi la sua compagna di vita, vedeva la differenza dei tratti somatici, sentiva l’amore che provava per lei e capì che il mondo non avrebbe migliorato se il mondo stesso non avesse capito che l’umanità è una sola cosa, che non esistono differenze di cultura, di pelle, di razza, di religione. Quanto distava il Giappone dalla sua Liverpool? Tanto, se pensava secondo la mentalità della sua epoca, poco se si lasciava trascinare dalla passione che aveva per la sua Yoko; passione, o amore, che abbatteva tutti i muri e tutti i confini.

Yoko gli era vicino fisicamente ma mentre scriveva Imagine gli era vicino anche con la sua sensibilità; e la conoscenza fatta dell’oriente gli confermava che il mondo è un’unica grande meraviglia, piena di colori, sfaccettature, contraddizioni che però avrebbero assunto un grande valore solo nel momento in cui ogni donna e ogni uomo avesse sentito l’altra, l’altro, anche il più distante, come una sorella e un fratello con la/il quale continuare a condividere l’esperienza meravigliosa della vita.

Un sogno? John pensava di sì, ma al contempo era convinto che non era l’unico ad immaginare un mondo migliore.

Sono passati tanti anni da quei primi mesi del 1971 e l’immaginazione del beatle resta in parte ancora utopia anche se alcuni aspetti negativi che lui aveva indicato, stanno lentamente sgretolandosi per aprire a tutti noi, donne e uomini del XXI secolo, una strada nuova; una strada immaginata tanti anni fa e che si sta lentamente realizzando.

IMAGINE

Imagine there’s no heaven
It’s easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today

Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace

You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will be as one 

Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world

You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will live as one

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